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I MISTERI DEL ROSARIO NELL'ARTE

 

In questo periodo particolare iniziamo a proporvi un percorso di grandi opere della storia dell’arte che rappresentano i misteri del rosario.

Le opere sono accompagnate dai commenti di Romano Guardini, Luigi Giussani, Giovanni Paolo II e altri grandi scrittori del nostro tempo.

 

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MISTERI GAUDIOSI

 

 

1 L'Annunciazione, Ambrogio Lorenzetti, 1344, Pinacoteca Nazionale di Siena

«... che tu, o Vergine, hai portato a Elisabetta».laquo;Ecco, io sono l'ancèlla del Signore, si faccia di me un secondo la tua parola» (Le 1, 31.38). Nessun altro evento si compì mai con tanta semplicità, eppure la decisione, che fu presa in quell'ora, congiunge la terra al cielo. Questo evento si ripete spiritualmente nella vita di ogni fedele.

Romano Guardini 

 

 

 

2 La Visitazione, Domenico Ghirlandaio, 1491, Museo del Louvre, Parigi

E’ il tempo che segue al messaggio dell'Angelo, che fu per Maria al tempo stesso pieno di beatitudine e d'angoscia. Nessuna donna ha conosciuto una felicità pari alla sua, ma nessuna ebbe a rinchiudersi in un tale silenzio; come può riferire l'accaduto in modo che le si creda? Non la capirà nemmeno colui cui s'è promessa per la vita - anzi lui meno di ogni altro poiché il fatto lo tocca più da vicino. Qui veramente incomincia la sua dedizione. Il suo onore e il suo disonore, la sua vita e la sua morte sono nelle mani di Dio. In questo frangente Ella lascia la sua casa per recarsi al di là dei monti, da Elisabetta, la donna materna cui è legata evidentemente da antica confidenza. Ella, così spera Maria angosciata, capirà quel che è avvenuto: così è infatti, poiché lo stesso Spirito che ha operato in Maria, opera anche in Elisabetta che conosce la verità prima ancora che le venga comunicata: «Benedetta tu sei tra le donne e benedetto il frutto del tuo seno!» (Le 1, 42).

Romano Guardini

 

 

 

3 Natività, William Congdon, 1960

È l'ora della notte santa in cui il Bimbo divino entra nel nostro mondo, diventa nostro fratello e prende su di sé il destino del Salvatore ... «Venne per lei il momento del parto. E diede alla luce il suo Figliuolo primogenito» (Le 2, 6-7). Questo è avvenuto per noi tutti e il cantico di gioia per questo felice evento non avrà mai fine sulla terra. Nella stessa ora avviene anche una cosa che riguarda solamente Maria: Cristo si manifesta apertamente nella esistenza personale di Lei. Egli nasce nel suo spirito e nel suo cuore. La situazione di attesa diventa ora una comunione di vita faccia a faccia. Ineffabile realtà: Colui ch'è suo Figlio è anche il suo Redentore! Quando lo guarda, vede Colui che è la «manifestazione del Dio vivente». Quando il suo cuore si gonfia, il suo impeto d'affetto va a Colui che è venuto nell'amore del Redentore. Quando assiste la sua tenera creatura, serve il Signore stesso che le si presenta sotto l'aspetto della debolezza umana. Questo avviene spiritualmente in ogni cristiano tutte le volte che la vita interiore, intuita nella fede, entra nella chiarezza dell'intelligenza, nella evidenza dell'azione, nella decisione della testimonianza. In ognuno di noi nasce il Cristo tutte le volte ch'Egli compenetra in modo essenziale e decisivo un'azione o un sentimento. In un caso però ciò avviene con particolare significato: quando il Cristo ci appare in maniera tutta luminosa e forte, al punto da diventare la realtà dominante della nostra vita interiore.

Romano Guardini

 

 

4 La Presentazione al Tempio, di Giovanni Bellini, 1460, Fondazione Querini Stampalia, Venezia

E il momento in cui Maria, quaranta giorni dopo il parto, presenta a Dio il suo Bambino nel tempio, com'era prescritto dalla Legge. Ogni primogenito appartiene a Dio, questo però in un modo che supera ogni possibilità della parola. Piena di dignità nella sua povertà, Ella pone il Bambino fra le braccia del sacerdote e lo riceve di ritorno dietro la modesta offerta. Simeone predice al Bimbo il destino di Salvatore e a Lei il dolore che l'attende: «Questo bambino è destinato ad essere causa di rovina e di resurrezione di molti in Israele e a diventare un segno di contraddizione; a tè poi una spada trapasserà l'anima e così saranno rivelati i pensieri di molti cuori» (Le 2, 34-35). Nella dolcezza della prima festa risuona già l'accento amaro della Passione. Maria ha ricevuto il suo Bambino da Dio e gli ha messo a disposizione tutto il suo essere; Egli è tutto, per Lei; pure non le appartiene in proprio: il primo atto solenne della sua maternità è un sacrifìcio. Quello che ci viene dato da Dio, quando noi crediamo e obbediamo, non appartiene alla nostra natura. La vita nuova non è nostra come un'inclinazione o un tratto del nostro carattere o un evento qualsiasi della nostra esistenza; è un dono, e tale rimane. È sotto la volontà e la guida di Dio e dobbiamo essere sempre pronti a seguire la voce che ci distoglie dal nostro «io» e ci chiama a un dovere, a una rinuncia, a un destino che hanno un senso soltanto nella volontà di Dio.

Romano Guardini 

 

 

 

5 Ritorno di Gesù dal Tempio, Simone Martini, 1342, Walker Art Gallery, Liverpool

Proviamo a immedesimarci nella realtà della Madonna. La sua autorità, l'autorità per lei e per il suo sposo, Giuseppe, chi era? La presenza di quel Bambino, che magari non parlava ancora, che quando ha incominciato a parlare e ad agire fece quella sortita a dodici anni, che stupisce come un istante di Mistero che solleva il suo velo; l'autorità era quella Presenza, per cui la regola era la convivenza con quel Bambino, con il loro Bambino. Tutto ciò vive come coscienza. La coscienza è un occhio spalancato sul reale, che come tale non passa. Factum infectum fieri nequit: non si può impedire che una cosa che è fatta, sia. Ciò che è fatto rimane per sempre. La regola della Madonna era la presenza di quel Bambino. Così preghiamo la Madonna che ci aiuti a partecipare a questa coscienza con cui ha vissuto; che una Presenza costituisca la regola della nostra vita e quindi la compagnia della nostra vita e l'autorità nella nostra vita e la dolcezza della nostra vita. Questo ideale deve essere l'ideale pregato, domandato, richiesto, mendicato, di ogni giornata.

Luigi Giussani

 

 

 

MISTERI DOLOROSI

 

 

1 Orazione nell’Orto. Andrea Mantegna, 1455, National Gallery di Londra

Soltanto il mistero del Getsemani. E dietro ad esso l’oscuro mistero del peccato, con tutto ciò che il peccato trascina con sé – soltanto il mistero del Getsemani dà la vera risposta: il fatto che il Signore fu «triste sino a morire»; e che egli ha portato tutto il perso dell’essere, aggravato sino in fondo, secondo la volontà del Padre.

Romano Guardini

 

 

 

2 La Flagellazione di Cristo, Caravaggio, 1608, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli

«Allora rimise in libertà Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù lo consegnò perché fosse crocifisso» (dal Vangelo di Matteo 16, 36 - 40). «Gesù è venuto per rivelare l’amore e a questa missione è stata chiamata ad unirsi in modo speciale Maria. Un amore che come quello del figlio trova la più concreta espressione nei riguardi di coloro che ancora oggi sono poveri, soffrono, sono perseguitati, torturati; di coloro che oggi sono oppressi e peccatori. A questo amore “misericordioso” partecipa Maria e in lei e per mezzo di lei esso non cessa di rivelarsi nella storia della Chiesa e dell’umanità. All’innocente è stato preferito il malfattore, perché dalle piaghe di Cristo noi tutti, i peccatori, fossimo guariti»

Giovanni Paolo II

 

 

 

 

3 Il Cristo deriso, Beato Angelico, 1440, Convento di San Marco, Firenze

Quella piccola testolina che la Madonna, come ogni madre davanti al figlio neonato, avrà stretto senza stringerla, accarezzata con delicatezza come fa ogni madre, guardata con stupore e con ammirazione, sarebbe dovuta essere incoronata di spine. Salve caput cruentatum. Come la Madonna risentiva in sé questo male del mondo, senza dettaglio e senza accuse, ma come dolore già sterminato che doveva culminare nello sguardo alla morte di suo Figlio!

Luigi Giussani

 

 

 

 

 

4 Salita al Calvario, Giacomo Jaquerio, 1430, abbazia di Sant'Antonio di Ranverso (TO)

Dio venuto tra gli uomini va al patibolo: sconfitto, un fallimento; un momento, una giornata, tre giornate di nulla, in cui tutto è finito. Questa è la condizione, la condizione del sacrificio nel suo significato più profondo: sembra un fallimento, sembra di non riuscire, sembra che gli altri abbiano ragione. Il rimanere con Lui anche quando sembra che tutto finisca o sia finito, rimanergli accanto come ha fatto Sua Madre: solo questa fedeltà ci porta, presto o tardi, all'esperienza che nessun uomo al di fuori della comunità cristiana può provare nel mondo: l'esperienza della Resurrezione. E noi siamo capaci di lasciarlo per altro amore questo Cristo che si inoltra nella morte per salvarci dal male, cioè affinché noi cambiamo, perché il Padre eterno rigeneri in noi quello che il delitto della dimenticanza ha surclassato! Quest'uomo che si avventa sulla croce per brandirla, per abbracciarla, per inchiodarvisi sopra, per morire, una cosa con quel legno, «lasceremolo noi per altro amore»? Si svena quell'Uomo per noi e noi dobbiamo lasciarlo per altro amore?

Luigi Giussani

 

 

 

5 Marc Chagall, La Crocifissione bianca, 1938, The Art Institute, Chicago

Noi siamo peccatori e la morte di Cristo ci salva. La morte di Cristo fa diventare bene qualsiasi nostro passato, ma il nostro passato è pieno d'ombra che si chiama peccato. Ed è la morte di Cristo che ci salva. Non si può riconoscere Cristo in croce senza immediatamente capire e sentire che questa croce deve toccare noi, che non possiamo fare più obiezione al sacrificio; non c'è più obiezione al sacrificio da quando il Signore è morto. Proprio attraverso il nostro sguardo fisso sulla croce - dove è Colui che ci guarda con l'occhio fìsso dell'eternità, fisso di pietà e di volontà di salvezza, avendo pietà di noi e del nostro nulla -, attraverso lo sguardo fisso alla croce, diventa esperienza di redenzione quello che sarebbe una cosa così estranea da sembrare a noi astratta, arbitrariamente creata. È fissando la croce che noi impariamo a percepirne sperimentalmente l'invadente Presenza e l'ineluttabile necessità di grazia per la perfezione della nostra vita, per la gioia della nostra vita. è nella Madonna che la adorazione del nostro cuore trova il suo esempio e la sua forma. Infatti non fu appena per Cristo la condizione della croce: la morte di Cristo in croce salva il mondo non isolata in se stessa. Non è da solo che Cristo salva il mondo, ma è con l'adesione di ognuno di noi alla sofferenza e alla croce. Lo dice S. Paolo: «Io compio nella mia carne d'uomo i sacrifici che mancano alla croce di Cristo, alla passione di Cristo».

Luigi Giussani 

 

 

 

 

 

 

MISTERI GLORIOSI

 

 

1 La Resurrezione di Cristo, Raffaello Sanzio, 1501-1502 circa, Museo d'Arte di San Paolo (Brasile)

Mai, come di fronte a Cristo risorto, la nostra insistenza sul chiedere, sul pregare, sul domandare (usiamo la parola che è l’essenza della preghiera: domandare), la nostra domanda deve intensificarsi.

Luigi Giussani

 

 

 

2 L'Ascensione, Giotto, 1305, Cappella degli Scrovegni, Padova

L'Ascensione è la festa dell'umano. Con Gesù l'umanità fisica, carnale entra nel dominio totale con cui Dio fa tutte le cose. E’ Cristo che discende alla radice di tutto. E’ la festa del miracolo: un avvenimento che per sua forza richiama al mistero di Dio. Per questo l'Ascensione è la festa dove tutto il Mistero si raccoglie e dove si raccoglie tutta l'evidenza delle cose. E’ una festa straordinaria e stranissima, dove tutti i volti di tutte le cose si danno convegno per gridare all'uomo ignaro, distratto, oscuro e "malviso", la luce di cui sono fatte; per ridargli il significato per cui lui è entrato in rapporto con ogni cosa, per urlargli il compito che ha nelle cose, la parte sua tra le cose. Perché tutto dipende da lui: tutte le cose sono state fatte per l'uomo. Chiunque cerca di rendere testimonianza al Signore con la sua vita già fa parte del mistero della sua Ascensione, perché Cristo asceso al cielo è l'Uomo per cui tutto è fatto, l'Uomo che ha incominciato a prendere possesso delle cose del mondo.

Luigi Giussani

 

 

 

3 Pentecoste, William Congdon, 1962

Il terzo mistero: «Gesù che ci ha mandato lo Spirito Santo». La sera prima della sua Passione, il Signore aveva detto ai suoi: «Io non vi lascerò orfani» (Gv 14, 18). Quando partì, furono veramente orfani, poiché Dio non era più presso di loro nella maniera in cui lo era nella persona del Cristo. Però, nel giorno della Pentecoste, Dio tornò nella persona dello Spirito Santo da Lui mandato. Adesso non erano più orfani: l'amico, «l'appoggio», la celeste guida era con loro. La sua opera era di «introdurli in ogni verità» e «dar loro Cristo» (cfr. Gv 16, 13-14). Fra coloro sui quali discese lo Spirito Santo era anche Maria; la Scrittura lo dice espressamente e noi possiamo forse intuire quel che dovettero significare per Lei il soffio soprannaturale e le divine fiammelle. Tutte le volte che il Vangelo parla di Maria si sente la distanza che separa la madre umana dalla incomprensibilità del suo Figliuolo. Ce lo dice soprattutto la frase: «ed essi non compresero le sue parole» (Le 2, 50). Quando viene lo Spirito Santo, introduce anche Lei «in ogni verità»; «riceve ciò ch'è di Cristo e glielo da». Ora gli enigmi si risolvono. Ella riconosce l'opera di Dio e ogni evento trova il suo significato. A noi pure è mandato lo Spirito Santo e perciò non siamo orfani. Egli è con noi, purché noi vogliamo rimanere con Lui. Egli conclude la nostra vita attraverso tutto quello che ha di incomprensibile; noi però dobbiamo lasciarci guidare: quando lo supplichiamo e ci apriamo a Lui con intelligenza ed amore, Egli ci insegna a comprendere Cristo, ed in Cristo la nostra stessa esistenza. Quando poi l'oscurità rimane impenetrabile, poiché la vita terrena è sigillata, Egli ci da in un divino «ciononostante», come dice Paolo, testimonianza che siamo «figli di Dio» e la certezza che «tutto ci serve per il meglio, quando amiamo Dio» (Rm 8,16 e 28).

Romano Guardini

 

 

 

4 Andrea del Castagno, Assunzione della Vergine tra i santi Miniato e Giuliano, 1450, Gemäldegalerie, Berlino

Gli anni della serena attesa sono trascorsi: il Signore è venuto ed ha chiamato la Madre sua. Ella è morta, come «è destino dell'uomo morire» (Eb 9, 27), ma poi, - dice la Chiesa - Egli ha risuscitato il suo corpo puro ed immacolato. L'efficacia della sua risurrezione si è compiuta in Lei, ed Egli l'ha accolta nell'eternità. È un mistero di gioia infinita: quando la Chiesa ne parla, quando i poeti religiosi lo cantano, quando i pittori ce lo raffigurano, è come se volesse erompere qualcosa che altrimenti nell'esistenza terrena rimane nascosto. Non per nulla la festa dell'Assunzione di Maria si celebra nella pienezza dell'estate. Questo mistero ci è dato perché possiamo presentire che cosa significhi la gioia del cristiano, l'essere accolto nella gloria del Signore, l'infinito elevarsi della creazione; ci è dato perché anche nel nostro trapasso risplenda una luce divina. Il Signore, morendo e risorgendo, ha trasformato la nostra morte. La morte era conseguenza della colpa: ad esprimerlo, non sono bastate le parole, per quanto forti. In virtù della morte del Cristo però essa ha perso «il suo pungiglione» (1 Cor 15, 55): è diventata un'altra cosa. Non si compie più ora soltanto in noi e da noi, come una fine nel buio, ma anche dalla parte di Cristo. Adesso morire significa che viene il Cristo e ci chiama. La vita si spezza, ma proprio per questo s'apre una porta, e dall'altra parte c'è Lui.

Romano Guardini

 

 

 

 

 

 

MISTERI DELLA LUCE

 

 

 

1 Il Battesimo di Cristo, Giotto, 1305, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Nel battesimo al Giordano si delinea già chiaramente lo "stile" messianico di Gesù: Egli viene come "Agnello di Dio", per prendere su di sé e togliere il peccato del mondo (cfr Gv 1,29.36). Così il Battista lo indica ai discepoli (cfr Gv 1,36). Anche noi, che nel Natale abbiamo celebrato il grande evento dell’Incarnazione, siamo invitati a mantenere fisso lo sguardo su Gesù, volto umano di Dio e volto divino dell’uomo.

Giovanni Paolo II

 

 

 

 

2 Le nozze di Cana, Duccio di Boninsegna, 1311, Museo dell'Opera del Duomo, Siena

Il miracolo delle nozze di Cana è una delle pagine più significative della concezione che Gesù ha della vita: qualsiasi aspetto dell’esistenza, anche il più banale, è degno del rapporto con Lui e quindi anche del suo intervento. Ogni tipo di evento è determinante, cioè rivelatore del fatto “Gesù”, la cui azione nei confronti dell’umano si realizza in una estrema e dettagliata concretezza.

Luigi Giussani

 

 

 

3 Beato Angelico, Discorso della montagna, 1438-1440, Convento di San Marco, Firenze.

L’annuncio del Regno di Dio.

 

‘Vegna vêr noi la pace del tuo regno’, esclama Dante nella sua parafrasi del Padre Nostro (Purgatorio XI,7). Un’invocazione che orienta lo sguardo al ritorno di Cristo e alimenta il desiderio della venuta finale del Regno di Dio. Questo desiderio però non distoglie la Chiesa dalla sua missione in questo mondo, anzi la impegna maggiormente (cfr CCC, 2818), nell’attesa di poter varcare la soglia del Regno, del quale la Chiesa è il germe e l'inizio (cfr Lumen gentium, 5), quando esso giungerà nel mondo in pienezza. Allora, ci assicura Pietro nella Seconda Lettera, "vi sarà ampiamente aperto l’ingresso nel Regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo".

Giovanni Paolo II