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Romano Guardini a Verona e Isola Vicentina

Verona si appresta a celebrare il 50° anniversario della morte di Romano Guardini con una grande mostra che sarà allestita a San Pietro in Monastero in via Garibaldi 3 dal 10 al 25 novembre.

Gli eventi sono organizzati da Rivela in collaborazione con il Centro Sant'Adalberto, con il patrocinio del Comune di Verona e della Diocesi di Verona e con il contributo di Banca Popolare di Verona e Fondazione Giorgio Zanotto.

Nei prossimi giorni verranno pubblicati sul sito di Rivela i dettagli degli eventi con gli orari di apertura.

 

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Una copia della mostra è esposta dal 29 settembre per tutto il mese di ottobre a Isola Vicentina (VI) presso il Centro Studi Romano Guardini in collaboraizone con il Comune di Isola Vicentina e con la Biblioteca Comunale.

 

Dal 2 al 4 ottobre una copia della mostra è stata esposta a Trento in occasione del convegno internazioanale su Romano Guardini organizzato dall'Università di Trento , dalla Diocesi di Trento e dall'Istituto di Scienza religiose Romano Guardini di Trento.

 

Dal 19 al 25 agosto 2018 la nuova mostra su Romano Guardini è stata esposta al "Meeting per l'amicizia fra i Popoli" di Rimini.

 

 

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Proponiamo un'intervista del giornale online  "Frammenti di Pace" a Giovanni Bresadola, uno dei curatori della mostra. 

 

“VORREI AIUTARE GLI ALTRI A VEDERE CON OCCHI NUOVI”: AL MEETING DI RIMINI UNA MOSTRA SU ROMANO GUARDINI Un uomo schivo ma dalle intense capacità relazionali e dall’intelligenza incisiva e lungimirante, che ha profondamente vissuto il proprio tempo e ha segnato in modo indelebile il pensiero cristiano fino ai giorni nostri. Questo è Romano Guardini (1885-1968), celebrato in una mostra al XXXIX Meeting per l’Amicizia tra i Popoli. L’esposizione, dal titolo “Vorrei aiutare gli altri a vedere con occhi nuovi”, sarà visitabile a Riminifiera per tutta la durata della manifestazione (19-25 agosto 2018). Con oltre trenta pannelli, che mettono insieme immagini e citazioni del teologo e frasi che lo riguardano, la mostra si prefigge di far conoscere Guardini ad un pubblico più vasto, con intenti il più possibile divulgativi, come ha spiegato a “Frammenti di Pace” il professor Giovanni Bresadola, uno dei curatori dell’iniziativa.

 

Professor Bresadola, come sarà strutturata la mostra su Romano Guardini?

 

Ci sono ancora dei particolari da definire dal punto di vista grafico, ma è comunque confermato che la mostra sarà composta da 30-35 pannelli, con l’obiettivo di coniugare parole e immagini. La finalità è, da un lato, quella di divulgare al pubblico, a 50 anni dalla morte, la figura di questo grande intellettuale, educatore e docente; dall’altro, quella di far conoscere l’uomo Guardini. Proprio per questo, abbiamo puntato su testimonianze concrete, attraverso fotografie (lui stesso era un discreto fotografo), disegni ed altri particolari della sua vita. Il taglio biografico è dunque molto importante. C’è anche un altro fattore da evidenziare: non vogliamo dare interpretazioni di carattere filosofico o teologico su Guardini, perché il livello della mostra è proprio quello divulgativo. Quindi, la maggior parte dei pannelli riporterà citazioni dirette di Romano Guardini, anche perché lui stesso aveva uno stile molto semplice e concreto adatto alla comprensione di tutti. La mostra è particolarmente significativa anche per l’ultima sezione, che abbiamo definito il “punto degli incontri”, specie con le figure dei Papi. Abbiamo in visione il Guardini uomo, capace di relazione. Le parole che ricordo più volentieri sono quelle del nipote che, in uno dei passaggi della mostra, dice che, accanto a suo zio, “si va in punta di piedi”. Vogliamo quindi agevolare il visitatore nella riscoperta di quest’uomo e trasmettere la voglia di leggere i suoi contributi umani e spirituali. La domanda di fondo che vogliamo suscitare è: cosa dice Romano Guardini a noi uomini del terzo millennio e al nostro concreto orizzonte di vita?

 

Oggi si parla molto della grande attualità di Romano Guardini: in che termini possiamo sintetizzarla?

 

Facendo riferimento alle sezioni della mostra, direi che il primo e più significativo aspetto è la capacità di cogliere la radice del malessere spirituale dell’uomo contemporaneo: nel suo conflitto con la realtà e scoprendo la dimensione drammatica della libertà. Una libertà che si gioca nella concretezza della realtà e della storia. Il secondo elemento è la fede cristiana, vissuta come un “grande amore”, a conferma che il cristianesimo non è né una filosofia né un’etica religiosa, ma un incontro, che si gioca nel rapporto tra l’io di Gesù Cristo e il tu dell’uomo. Terzo elemento: una fede che dà ragione di sé. Attraverso una visione unitaria, Guardini pone l’accento sulla centralità della persona e sulla centralità della realtà. Nella mostra lo abbiamo definito un “maestro nascosto nel tempo”, un pensatore defilato e schivo, ma con una rara capacità d’indagine sulla totalità del reale e sull’uomo contemporaneo. Per dirla con le parole di Benedetto XVI, che fu suo allievo, Guardini “aspirava alla verità di Dio e alla verità sull’uomo”. Tutto questo rappresenta, a mio avviso, l’eredità più importante del pensiero e dell’opera di Romano Guardini.

 

In che termini Guardini ha vissuto la complessità del suo tempo?

 

È un uomo che vive all’interno della storia: nel 1915, nel pieno della Prima guerra mondiale, Guardini ottiene la cittadinanza tedesca. Nel 1923 viene chiamato a insegnare weltanschauung cristiana all’Università di Berlino: cosa che farà ininterrottamente fino al 1939, quando i nazisti lo allontaneranno dalla docenza. Guardini intercetta tutti i momenti più importanti del XX secolo: i regimi totalitari, la sfida della tecnica e della scienza, la dimensione europea. Tutta la quinta parte della mostra è dedicata a questo dialogo che lui vive col mondo contemporaneo. Faccio un esempio per far capire la sua capacità di analisi e di relazione: Guardini è stato uno dei maestri e dei punti di riferimento del movimento della Rosa Bianca, i cui membri contestavano apertamente il regime nazista. Le sue riflessioni sul potere, sullo Stato e sulla possibilità di un’Europa unita, sono segni di un’intelligenza che merita d’essere riscoperta.

 

Dal punto di vista umano, com’era Romano Guardini?

 

Come ho accennato, era un uomo piuttosto defilato e schivo, dal temperamento persino malinconico. Al tempo stesso, però, curava le relazioni, era uomo dalle amicizie profonde, con un forte senso della famiglia. Da un lato, esercitava in maniera radicale la ragione e l’approfondimento analitico; dall’altro manteneva una semplicità di approccio che ne faceva un grandissimo educatore e maestro per i giovani. Dal punto di vista educativo, la sua attività nel circolo di Quickborn nel castello di Rothenfels è stata una delle esperienze più importanti per la Germania di quel tempo. Fu, quindi, un uomo di introspezione e di pensiero ma anche un uomo dalle relazioni autentiche e dalla grande capacità educativa.

 

Guardini è anche uno degli intellettuali più citati da Papa Francesco…

 

Gli ultimi due Papi, Benedetto XVI e Francesco, hanno contribuito in egual misura alla riscoperta di Romano Guardini. Benedetto XVI lo citò nel suo discorso di commiato, mentre Francesco riprende nella Evangelii Gaudium alcuni passi della famosa teoria dell’opposizione polare di Guardini. Persino nella Laudato si’ non mancano citazioni di Guardini… Certamente, dal punto di vista filosofico e teologico, il pensiero di Romano Guardini si presta a un’esigenza che lui stesso esprime: “è arrivato il tempo che la Chiesa rinasca nelle anime”. In questa prospettiva, gli ultimi due Papi hanno fatto, e fanno, riferimento a lui.

Luca Marcolivio